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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-06-10 ad oggi 2010-06-10 Sintesi (Più sotto trovate gli articoli)

innalzamento secco di 4 anni dai 61 anni previsti per l'abbandono del lavoro nel 2011

Via libera del governo: le statali andranno in pensione a 65 anni a partire dal 2012

Il consiglio dei ministri ha approvato l'equiparazioni tra donne e uomini nel pubblico impiego

la cifra massima corrisponde alla retribuzione del primo presidente della cassazione

Dipendenti pubblici: fissato il tetto agli stipendi, non più di 311mila euro l'anno

Dal limite escluse Bankitalia, le Autorità, i vertici di società statali non quotate e 25 alte personalità

Previdenza. Quando si potrà incassare l’assegno dopo le riforme Sacconi e Tremonti

Pensioni, età per età ecco cosa cambia Da uno a 4 anni di lavoro in più con l’agganciamento

dei requisiti alle speranze di vita e con le nuove finestre. Laureati e donne tra i più colpiti

NOTIZIE CORRELATE TABELLE: le stime per età di pensionamento-Uomini TABELLE: donne

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Il Mio Pensiero (Vedi il "Libro dei Miei Pensieri"html PDF ):

…..

Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-06-10 ad oggi 2010-06-10

AVVENIRE

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2010-06-10

10 giugno 2010

CDM

Le statali in pensione

a 65 anni dal 2012

Via libera del Consiglio dei ministri all'innalzamento dell'età pensionabile per le donne del pubblico impiego da 61 a 65 anni, come chiesto dall'Ue. "L'impatto di questa norma è molto modesto, si parla di una platea stimata in circa 25mila donne nell'arco temporale da qui al 2012". Così il ministro del Lavoro, Guglielmo Sacconi, sull'aumento dell'età pensionabile per le donne nel pubblico impiego. "L'impatto effettivo è molto molto contenuto", dice il problema con l'Ue "è l'equiparazione" con gli uomini, ha ricordato Sacconi, ma non era percorribile una strada diversa: "Immaginate come verrebbe accolta dai mercati finanziari una riduzione per l'età degli uomini", rileva.

"L'emendamento non riguarda in alcun modo il settore privato. Non è neanche la premessa". Lo specifica il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, spiegando in conferenza stampa l'emendamento sull'innalzamento dell'età pensionabile delle donne della P.A. a 65 anni a partire dal 2012, appena approvato in Consiglio dei ministri."La sentenza della Corte europea - spiega Sacconi - contesta solo la discriminazione salariale tra uomini e donne nella pubblica amministrazione".

I risparmi che si produrranno dall'innalzamento a 65 anni per la pensione di vecchiaia delle dipendenti pubbliche "saranno utilizzate per misure di ordine sociale". Lo ha affermato il ministro della P.a.,

Renato Brunetta. In particolare, il ministro ha indicato "asili nido, il settore della non autosufficienza, le politiche di conciliazione".

 

 

 

 

 

 

CORRIERE della SERA

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2010-06-10

innalzamento secco di 4 anni dai 61 anni previsti per l'abbandono del lavoro nel 2011

Via libera del governo: le statali andranno in pensione a 65 anni a partire dal 2012

Il consiglio dei ministri ha approvato l'equiparazioni tra donne e uomini nel pubblico impiego

innalzamento secco di 4 anni dai 61 anni previsti per l'abbandono del lavoro nel 2011

Via libera del governo: le statali andranno in pensione a 65 anni a partire dal 2012

Il consiglio dei ministri ha approvato l'equiparazioni tra donne e uomini nel pubblico impiego

MILANO - Il consiglio dei ministri ha dato il via libera all’equiparazione dell’età delle pensioni di vecchiaia tra uomini e donne nel pubblico impiego. L’Italia ottempera così a una richiesta della Commissione europea sancita a sua volta dalla Corte di Giustizia Ue. Le dipendenti pubbliche andranno in pensione di vecchiaia a 65 anni a partire dal primo gennaio 2012. La modifica all'attuale normativa verrà inserita in un emendamento alla manovra.

VIA ALLO SCALONE - Sarà quindi unico lo "scalone" che obbligherà le lavoratrici pubbliche ad andare in pensione di vecchiaia a 65 anni dal 2012, con un innalzamento secco dell'età di pensionamento da 61 a 65 anni. Il risparmio complessivo derivante dall'anticipo al 2012 dell'innalzamento dell'età per andare in pensione sarebbe valutato in 1,450 miliardi tra il 2012 e il 2019. Le risorse che deriveranno dal risparmio dell'innalzamento pensionabile dell'età delle donne andranno in un Fondo vincolato ad "azioni positive" per la famiglia e le donne. Lo ha deciso sempre il Consiglio dei ministri accogliendo la richiesta in tal senso venuta dal ministro per le pari opportunità Mara Carfagna. L'emendamento alla manovra per l'aumento dell'età pensionabile delle donne del pubblico impiego non prevede inoltre una deroga per la "finestra mobile" prevista dalla manovra. le lavoratrici del pubblico impiego andranno quindi in pensione un anno dopo aver raggiunto il requisito di legge.

"IMPATTO MODESTO" - "L'impatto di questa norma è molto modesto, si parla di una platea stimata in circa 25mila donne nell'arco temporale da qui al 2012" ha spiegato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. "L'impatto effettivo è molto molto contenuto", ha detto ancora Sacconi. Il problema con l'Ue "è l'equiparazione" con gli uomini, ha ricordato il ministro del Lavoro, ma non era percorribile una strada diversa. "Immaginate come verrebbe accolta dai mercati finanziari una riduzione per l'età degli uomini", ha aggiunto ancora Sacconi. L’emendamento alla manovra su cui c’è stato il sì del Cdm in ottemperanza a una disposizione del governo di Bruxelles, "consente di certificare - ha proseguito Sacconi - il diritto delle donne maturato fino al 31 dicembre 2011". Il titolare del Welfare ha ricordato che l’età media di pensione di fatto delle donne nella pubblica amministrazione è di poco superiore ai 62 anni "per raggiungere l’anzianità contributiva. Dunque - ha aggiunto Sacconi - non è detto che le donne debbono aspettare i 65 anni della pensione di vecchiaia, molte potranno utilizzare l’anzianità contributiva. Pertanto, l’impatto effettivo è molto contenuto".

Redazione online

10 giugno 2010

 

 

 

 

la cifra massima corrisponde alla retribuzione del primo presidente della cassazione

Dipendenti pubblici: fissato il tetto agli stipendi, non più di 311mila euro l'anno

Dal limite escluse Bankitalia, le Autorità, i vertici di società statali non quotate e 25 alte personalità

la cifra massima corrisponde alla retribuzione del primo presidente della cassazione

Dipendenti pubblici: fissato il tetto agli stipendi, non più di 311mila euro l'anno

Dal limite escluse Bankitalia, le Autorità, i vertici di società statali non quotate e 25 alte personalità

MILANO - Il consiglio dei ministri ha finalmente approvato la norma che regola il tetto massimo degli stipendi all'interno della pubblica amministrazione. Dal rispetto del limite massimo sono esclude la Banca d'Italia, le Autorità indipendenti, e gli amministratori delle società non quotate e le loro controllate. Non si applicherà anche ad "attività soggette a tariffa professionale" o "di natura professionale non continuativa". Inoltre sono previste deroghe "per le amministrazioni dello Stato nel limite massimo di 25 unità corrispondenti alle posizioni di più elevato livello di responsabilità", o "per esigenze di carattere eccezionale e per un periodo di tempo non superiore a tre anni, per eventi imprevedibili, da sottoporre al vaglio preventivo del dipartimento per la Funzione pubblica".

LA MISURA - Il tetto massimo agli stipendi dei manager pubblici "non potrà superare 311mila euro che corrisponde allo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione" ha spiegato il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, annunciando il via libera al regolamento che disciplina il limite massimo delle retribuzioni per i dipendenti pubblici. "Finalmente sappiamo quanto percepisce il primo presidente di Cassazione - ha spiegato Brunetta - e cioè 261 mila euro di stipendio base cui si aggiunge una cifra di 50 mila euro per la sua appartenenza al Csm. Questa soglia è quanto i servitori dello stato possono percepire come tetto massimo".

Redazione online

10 giugno 2010

 

 

 

 

Previdenza. Quando si potrà incassare l’assegno dopo le riforme Sacconi e Tremonti

Pensioni, età per età ecco cosa cambia

Da uno a 4 anni di lavoro in più con l’agganciamento

dei requisiti alle speranze di vita e con le nuove finestre. Laureati e donne tra i più colpiti

NOTIZIE CORRELATE

TABELLE: le stime per età di pensionamento-Uomini

TABELLE: donne

Giovanni ha 30 anni, è nato il 1˚ giugno del 1980, è laureato in statistica. E’ fortunato perché ha trovato lavoro subito dopo gli studi, nel 2005. Per lui la pensione, in base all’ultima riforma Prodi, quella che ha introdotto le quote, era lontanissima: primo gennaio 2042. Invece dovrà pazientare quattro anni e tre mesi in più rispetto alle regole attuali. La pensione non arriverà prima dell’aprile 2046, dopo 40 anni, si spera ininterrotti, di attività. Anna ha 40 anni — è nata anche lei il primo giugno e sempre il primo giugno ha iniziato a lavorare. Gestisce un negozio e ha già 15 anni di contribuzione. L’anno scorso ha fatto due conti e ha visto che avrebbe tagliato il traguardo delle pensione nel luglio del 2030 a 60 anni di età. Ma la rendita sarebbe arrivata solo dal gennaio 2031 per via delle finestre. Invece dovrà alzare la saracinesca del negozio per qualche altro anno. Maturerà i requisiti solo nell’ottobre del 2032 e l’assegno Inps arriverà sul conto corrente non prima dell’aprile 2034, tre anni e tre mesi dopo. Luigi, autonomo, ha 50 anni e 25 di contribuzione. Pensava di poter incassare la pensione nel luglio 2023 e invece la potrà percepire solo a Natale 2024, quasi un anno e mezzo dopo.

Le regole

Tre casi, tre generazioni di lavoratori dipendenti o autonomi. Ma lo stesso risultato: rispetto ad oggi la pensione arriverà in ritardo. Colpa delle ultime due riforme. Una in discussione in questi giorni (quella che ha modificato il meccanismo delle finestre), l’altra, più sostanziosa, approvata l’anno scorso (età di pensionamento rivista in base a dati statistici) e passata quasi in silenzio. Due provvedimenti che blindano, quasi definitivamente, i conti pubblici, ma che costringono tutti i lavoratori a rifare i calcoli. Come risulta evidente dalle due tabelle pubblicate qui a fianco dove per i dipendenti privati, uomini e donne, nati dal 1948 al 1980 viene indicato a che età percepiranno la pensione. Ogni casella ha un colore profetico: verde se c’è un peggioramento fino a un anno rispetto ad oggi, giallo se i tempi di attesa aumentano da uno a tre anni, rosso oltre i tre anni. Le due schede sono state elaborate da Progetica, società indipendente di analisi e consulenza . Il primo aggiornamento sulla tabella di marcia delle pensioni, deriva dalla revisione delle finestre, decisa con l’ultima manovra. Con il nuovo meccanismo una volta maturati i requisiti i dipendenti dovranno aspettare 12 mesi per incassare il primo assegno e gli autonomi addirittura dovranno attenderne 18. Già questo fa innalzare l’età effettiva di pensionamento di quasi un anno.

Le conseguenze

Ma il vero giro di vite scatterà dal 2015 quando entrerà in vigore la riforma Sacconi, quella che aggancia l’età pensionabile alle speranze di vita. Proprio in questi giorni sono state delineate le modalità operative con le quali si procederà al calcolo. Si può stimare che in 40 anni la vita media si allungherà di 6. Con conseguente aumento dell’età pensionabile. A farne le spese saranno soprattutto i laureati che sono nati dal 1970 in poi: per loro la pensione non arriverà prima dei 65/66 anni, con un ritardo di circa 3/4 anni rispetto ad oggi. Colpito anche chi ha iniziato a lavorare tardi (rischia di sfiorare i 70 anni). Per molti lavoratori la rendita arriverà solo dopo 40 anni di attività. Il peggioramento più evidente è per le donne: il baluardo dei 60 anni non resisterà a lungo. Oltre ad arrivare più tardi, le pensioni saranno più magre perché contemporaneamente all’innalzamento dell’età pensionabile saranno ridotti anche i coefficienti di calcolo contributivi. E non si tratta di un gioco a somma zero. "Le ultime riforme — spiega Sergio Sorgi, vicepresidente di Progetica — introducono una sorta di "disintermediazione" delle scelte sul futuro, che passano dalla politica alla statistica. In sostanza gli elementi di calcolo che definiscono il "quando" e il "quanto" della pensione vengono definiti con meccanismi automatici di adeguamento in base all’allungamento della vita media. Riforme generate dalla crisi globale e dalla necessità di rimettere in ordine i conti di una previdenza sempre più a rischio a causa dell'invecchiamento della popolazione e della scarsità di risorse pubbliche da investire nel welfare". Insomma potrebbe non essere finita.

Massimo Fracaro

08 giugno 2010

REPUBBLICA

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http://www.repubblica.it/

2010-06-10

PUBBLICO IMPIEGO

Cdm, ok a aumento età pensionabile

Dal 2012 le donne arriveranno a 65 anni

Le risorse saranno destinate a interventi per il sociale. Brunetta: "Non serve a fare cassa". Bersani: "Provvedimento insensato". Approvato l'emendamento per il taglio degli stipendi dei dirigenti Rai. Tetto massimo per i manager a 311 mila euro

Cdm, ok a aumento età pensionabile Dal 2012 le donne arriveranno a 65 anni

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi

ROMA - Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera all'equiparazione dell'età delle pensioni di vecchiaia tra uomini e donne nel pubblico impiego. L'Italia rispetterà così una richiesta del governo di Bruxelles. Le donne andranno in pensione a 65 anni a partire dal primo gennaio 2012. Oltre a questo, il Cdm ha anche approvato il taglio degli stipendi dei dirigenti Rai e ha fissato il tetto massimo per quelli dei manager, che non devono superare i 311 mila euro.

Fondo sociale dedicato alle donne. La disposizione sull'aumento dell'età pensionabile sarà introdotta attraverso un emendamento alla manovra e le risorse che deriveranno dal risparmio dell'innalzamento pensionabile dell'età delle donne andranno in un Fondo vincolato ad 'azioni positive' per la famiglia e le donne. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri, accogliendo la richiesta fatta dal ministro per le pari opportunità Mara Carfagna.

"Impatto modesto". "L'impatto di questa norma è molto modesto, si parla di una platea stimata in circa 25mila donne nell'arco temporale da qui al 2012". Così il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, sull'aumento dell'età pensionabile per le donne nel pubblico impiego. "L'impatto effettivo è molto molto contenuto", dice. Il problema con l'Ue "è l'equiparazione" con gli uomini, ha ricordato Sacconi, ma non era percorribile una strada diversa: "Immaginate come verrebbe accolta

dai mercati finanziari una riduzione per l'età degli uomini". Il ministro ha anche aggiunto che non è detto che le donne impiegate nella Pubblica amministrazione dovranno aspettare i 65 anni per andare in pensione. Potranno sfruttare l'anzianità contributiva: ''Molte donne nell'impiego pubblico, a differenza di quello privato, raggiungono l'anzianità contributiva".

Scalone unico. L'aumento dell'età delle donne per le pensioni di vecchiaia nel pubblico impiego avverrà con uno scalone unico a 65 anni a partire dal 1 gennaio 2012 e, dunque, "senza fasi intermedie".

"Non serve a fare cassa". L'innalzamento dell'età pensionabile a 65 anni per le donne del pubblico impiego "non serve a fare cassa". Lo dice il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta. Secondo Brunetta, i risparmi "saranno pari a zero nel 2010 e 2011, di 50 milioni nel 2012 e di 150 milioni nel 2013". Si tratta, inoltre, spiega il ministro, di un provvedimento che non riguarda il settore privato.

Piccolo sacrificio delle donne che aiuterà il Welfare. Servirà a potenziare i servizi all'infanzia e per la non autosufficienza il "piccolo sacrificio a carico delle donne imposto dalla Ue". Il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna spiega così l'aumento dell'età per la pensione vecchiaia delle donne.

Bersani: "Innalzamento inaccettabile e insensato". L'innalzamento dell'età pensionabile delle donne che lavorano nel settore pubblico è "inaccettabile e non sensato", soprattutto se le risorse risparmiate non venissero utilizzate per garantire alle donne stesse "parità di condizioni di lavoro e di vita" con gli uomini. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, a margine di un convegno, commenta con queste parole la decisione del Consiglio dei ministri di innalzare l'età pensionabile delle donne del settore pubblico. "Siamo da sempre affezionati all'idea che questo problema si risolve con la flessibilità in uscita per tutti", spiega Bersani. Si tratta di prevedere "una soglia minima per l'età pensionabile e poi, per alcuni anni, una flessibilità in uscita in rapporto al livello di pensione percepita". Di sicuro, "questo modo di procedere non è accettabile, né sensato. In ogni caso, sarebbe del tutto inaccettabile se le risorse ricavate da questa misura non andassero ad un fondo ad hoc destinato a garantire alle donne italiane parità di condizioni di lavoro e di vita rispetto alle donne europee".

Taglio stipendi Rai. Via libera del Consiglio dei Ministri all'emendamento firmato da Roberto Calderoli e Umberto Bossi: il governo ha deciso di tagliare gli stipendi dei dirigenti Rai e di modificare il provvedimento 177 del 2005, ovvero il testo unico dei servizi media radio-televisivi. Per chi percepisce un compenso che va dai 90mila ai 150mila euro il taglio è del 5%, sopra quella cifra il taglio raggiunge il 10%.

Tetto stipendi manager fissato a 311mila euro sopra retribuzione base. Fissato dal Consiglio dei ministri anche il tetto agli stipendi dei manager della pubblica amministrazione, che non deve superare i 311 mila euro, retribuzione del primo presidente della Corte di cassazione. Lo ha annunciato il ministro Brunetta, precisando che nella determinazione del limite non è computato il corrispettivo globale per il rapporto di lavoro o il trattamento pensionistico corrisposti all'interessato. Sono esclusi dall'applicazione del tetto Bankitalia e le autorità indipendenti.

(10 giugno 2010) Tutti gli articoli di Economia

 

 

 

 

 

 

 

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PUBBLICO IMPIEGO

Cdm, ok a aumento età pensionabile

Dal 2012 le donne arriveranno a 65 anni

Le risorse saranno destinate a interventi per il sociale. Brunetta: "Non serve a fare cassa". Bersani: "Provvedimento insensato". Approvato l'emendamento per il taglio degli stipendi dei dirigenti Rai. Tetto massimo per i manager a 311 mila euro

Cdm, ok a aumento età pensionabile Dal 2012 le donne arriveranno a 65 anni

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi

ROMA - Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera all'equiparazione dell'età delle pensioni di vecchiaia tra uomini e donne nel pubblico impiego. L'Italia rispetterà così una richiesta del governo di Bruxelles. Le donne andranno in pensione a 65 anni a partire dal primo gennaio 2012. Oltre a questo, il Cdm ha anche approvato il taglio degli stipendi dei dirigenti Rai e ha fissato il tetto massimo per quelli dei manager, che non devono superare i 311 mila euro.

Fondo sociale dedicato alle donne. La disposizione sull'aumento dell'età pensionabile sarà introdotta attraverso un emendamento alla manovra e le risorse che deriveranno dal risparmio dell'innalzamento pensionabile dell'età delle donne andranno in un Fondo vincolato ad 'azioni positive' per la famiglia e le donne. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri, accogliendo la richiesta fatta dal ministro per le pari opportunità Mara Carfagna.

"Impatto modesto". "L'impatto di questa norma è molto modesto, si parla di una platea stimata in circa 25mila donne nell'arco temporale da qui al 2012". Così il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, sull'aumento dell'età pensionabile per le donne nel pubblico impiego. "L'impatto effettivo è molto molto contenuto", dice. Il problema con l'Ue "è l'equiparazione" con gli uomini, ha ricordato Sacconi, ma non era percorribile una strada diversa: "Immaginate come verrebbe accolta

dai mercati finanziari una riduzione per l'età degli uomini". Il ministro ha anche aggiunto che non è detto che le donne impiegate nella Pubblica amministrazione dovranno aspettare i 65 anni per andare in pensione. Potranno sfruttare l'anzianità contributiva: ''Molte donne nell'impiego pubblico, a differenza di quello privato, raggiungono l'anzianità contributiva".

Scalone unico. L'aumento dell'età delle donne per le pensioni di vecchiaia nel pubblico impiego avverrà con uno scalone unico a 65 anni a partire dal 1 gennaio 2012 e, dunque, "senza fasi intermedie".

"Non serve a fare cassa". L'innalzamento dell'età pensionabile a 65 anni per le donne del pubblico impiego "non serve a fare cassa". Lo dice il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta. Secondo Brunetta, i risparmi "saranno pari a zero nel 2010 e 2011, di 50 milioni nel 2012 e di 150 milioni nel 2013". Si tratta, inoltre, spiega il ministro, di un provvedimento che non riguarda il settore privato.

Piccolo sacrificio delle donne che aiuterà il Welfare. Servirà a potenziare i servizi all'infanzia e per la non autosufficienza il "piccolo sacrificio a carico delle donne imposto dalla Ue". Il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna spiega così l'aumento dell'età per la pensione vecchiaia delle donne.

Bersani: "Innalzamento inaccettabile e insensato". L'innalzamento dell'età pensionabile delle donne che lavorano nel settore pubblico è "inaccettabile e non sensato", soprattutto se le risorse risparmiate non venissero utilizzate per garantire alle donne stesse "parità di condizioni di lavoro e di vita" con gli uomini. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, a margine di un convegno, commenta con queste parole la decisione del Consiglio dei ministri di innalzare l'età pensionabile delle donne del settore pubblico. "Siamo da sempre affezionati all'idea che questo problema si risolve con la flessibilità in uscita per tutti", spiega Bersani. Si tratta di prevedere "una soglia minima per l'età pensionabile e poi, per alcuni anni, una flessibilità in uscita in rapporto al livello di pensione percepita". Di sicuro, "questo modo di procedere non è accettabile, né sensato. In ogni caso, sarebbe del tutto inaccettabile se le risorse ricavate da questa misura non andassero ad un fondo ad hoc destinato a garantire alle donne italiane parità di condizioni di lavoro e di vita rispetto alle donne europee".

Taglio stipendi Rai. Via libera del Consiglio dei Ministri all'emendamento firmato da Roberto Calderoli e Umberto Bossi: il governo ha deciso di tagliare gli stipendi dei dirigenti Rai e di modificare il provvedimento 177 del 2005, ovvero il testo unico dei servizi media radio-televisivi. Per chi percepisce un compenso che va dai 90mila ai 150mila euro il taglio è del 5%, sopra quella cifra il taglio raggiunge il 10%.

Tetto stipendi manager fissato a 311mila euro sopra retribuzione base. Fissato dal Consiglio dei ministri anche il tetto agli stipendi dei manager della pubblica amministrazione, che non deve superare i 311 mila euro, retribuzione del primo presidente della Corte di cassazione. Lo ha annunciato il ministro Brunetta, precisando che nella determinazione del limite non è computato il corrispettivo globale per il rapporto di lavoro o il trattamento pensionistico corrisposti all'interessato. Sono esclusi dall'applicazione del tetto Bankitalia e le autorità indipendenti.

(10 giugno 2010) Tutti gli articoli di Economia

 

 

 

 

 

PREVIDENZA

Salvi i diritti

maturati entro il 2011

Le donne della Pa che entro il 31 dicembre dell'anno prossimo maturano il diritto a lasciare il lavoro potranno mantenerlo anche dopo la riforma

Salvi i diritti maturati entro il 2011

ROMA - Una clausola di salvaguardia per le statali che matureranno i requisiti per andare in pensione entro il 31 dicembre 2011. Lo prevede la bozza di riforma dell'età pensionabile per le statali che il Consiglio dei ministri esamina oggi.

La norma punta a consentire alle statali - che in base all'attuale normativa potrebbero andare in pensione a 61 anni anche durante il 2011 - di mantenere il requisito anche negli anni successivi, quando per tutte le altre scatta l'innalzamento a 65 anni di età.

(10 giugno 2010) Tutti gli articoli di Economia

 

 

 

 

 

Rai, star a peso d'oro

di Emiliano Fittipaldi

Esclusivo: da 1,2 milioni di euro di Vespa ai 400 mila di Pupo, ai 600 mila di Cappon, stipendiato per non lavorare

Fabio Fazio

L'alto dirigente della Rai fa l'occhietto furbo. "Emanuele Filiberto fa un'audience pazzesca, ma l'azienda oggi preferisce non stipulare contratti lunghi e onerosi. Il principe lo paghiamo ad apparizione: non buttiamo i soldi noialtri. Quanto gli diamo? Circa 20 mila euro a botta. Lordi, però".

Ventimila sono tanti o pochi per una serata su RaiUno? L'aristocratico di casa Savoia, piaccia o no, è da un annetto un Re Mida degli ascolti, e anche se in una serata guadagna quanto un operaio della Fiat in un anno intero, qualcuno a viale Mazzini pensa che se li meriti tutti. "È il mercato tv, bellezza", ti senti rispondere.

FOTO Cachet da divi, da Conti a Giletti

In effetti in Italia il duopolio e la grande generosità del concorrente costringono l'azienda di Stato a pompare da tempo gli stipendi di dirigenti, conduttori, show man e giornalisti. Nel mondo catodico non c'è crisi che tenga, le buste paga sono sempre in rialzo. Come le polemiche, ormai all'ordine del giorno. Il caso del contratto di Santoro, con stipendio da 700 mila euro lordi l'anno e conseguente liquidazione milionaria, ha scatenato una tempesta culminata con gli strali del ministro Roberto Calderoli. Il leghista pretende che gli stipendi d'oro di viale Mazzini siano sforbiciati. Non dice, però, quali.

Lo scorso dicembre Renato Brunetta annunciò che i compensi di giornalisti e conduttori si sarebbero dovuti inserire"nei titoli di testa e di coda", e da allora tutti chiedono maggiore trasparenza. In attesa che il governo e l'azienda pubblicizzino i dati, "L'espresso" ha ottenuto dai piani alti di viale Mazzini parte degli stipendi dei divi Rai. Sono le cifre segretissime dei contratti 2009-2010, dati che a volte sommano un fisso alle cosiddette indennità di funzione, stipendioni che - va detto - vanno divisi per il numero delle puntate e che sono legati (si spera) al ritorno pubblicitario del nome.

 

Partiamo dai dirigenti. Il presidente Paolo Garimberti e il direttore generale Mauro Masi hanno dichiarato di guadagnare, rispettivamente, 448 mila e 715 mila euro l'anno. Sappiamo che i sette consiglieri del cda prendono 98 mila a testa. Tra i vicedirettori quello meglio piazzato è Giancarlo Leone, che guadagna circa 470 mila euro l'anno, mentre l'astro nascente Lorenza Lei tocca solo i 350 mila, esattamente quanto il collega amato da Bossi Antonio Marano. Gianfranco Comanducci, amico storico di Cesare Previti e vicino al Pdl, prende circa 440 mila euro. Nel 2002 la sua retribuzione era di "soli" 235 mila euro. Tra incrementi retributivi, scatti di carriera, promozioni e gratifiche lo stipendio oggi è quasi raddoppiato.

Un altro che non si può lamentare è il direttore di Rai Fiction Fabrizio Del Noce, che viaggia sui 400 mila euro l'anno, mentre il direttore di RaiUno Mauro Mazza, designato da Gianfranco Fini, prende 300 mila euro. Pure il giovane Marco Simeon, neo capo delle relazioni istituzionali, a fine mese può sorridere: il suo contratto tocca i 190 mila euro lordi. Sorprende, invece, che Claudio Cappon, l'ex direttore generale voluto da Romano Prodi, continui a percepire circa 600 mila euro senza avere - in pratica - alcun incarico di peso. "Io ho un contratto a tempo indeterminato. La Rai avrebbe due possibilità", spiega Cappon, "potrebbe liquidarmi dandomi i soldi che mi spettano o assegnarmi la direzione di una controllata. Per ora non ha fatto nulla, e il rischio di un contenzioso è alto". Come fa un'azienda pubblica a pagare 600 mila euro un manager a vuoto, è un mistero.

Qualcuno, per un ruolo impegnativo, prende molto meno. "È vero, guadagno 150 mila euro l'anno, a volte 180, dipende dal numero delle puntate. E mi sembrano più che sufficienti, sono soddisfatta così": Milena Gabanelli porta a casa con il suo "Report" ascolti a doppia cifra, ed è la giornalista meno pagata della lista de "L'espresso". Meno ricca, per esempio, di Monica Setta, l'eroina di "Il fatto del giorno", in onda ogni pomeriggio su RaiDue, che prende 200 mila euro.

Tra gli uomini, Giovanni Minoli, ex direttore di RaiEducational e oggi capo della struttura che si occuperà della programmazione in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia, ha uno stipendio che arriva, tra fisso e indennità, a 550 mila euro. Il numero di puntate che conduce e di cui è autore supera le 200 l'anno. Bruno Vespa, che è esterno, prende invece più del doppio: 1,2 milioni, mentre "Ballarò" porta nelle tasche di Giovanni Floris 450 mila euro l'anno. Anche il conduttore in forza a RaiTre uscendo dall'azienda oggi guadagna più di prima, assumendosi come contropartita, dicono i suoi, "i rischi insiti in una collaborazione a tempo". Il contratto di Minzolini non è nella lista, ma una fonte autorevole giura che è simile a quello di Gianni Riotta, "forse qualcosa di più". Riotta nel 2007 prendeva un fisso da 560 mila euro, con bonus che potevano far lievitare la busta paga fino a 610 mila. Chissà cosa ne pensa Lamberto Sposini, ex vice di Enrico Mentana al Tg5, che oggi come conduttore di "La vita in diretta" ha un contratto da circa 250 mila euro l'anno.

Veniamo alle star dell'intrattenimento. Il monte stipendi Rai supera di poco il miliardo di euro, e un decimo finisce nei conti correnti dei contrattisti esterni: alcuni vip vengono pagati attraverso i cosiddetti accordi di volume tra la Rai e altre società come Magnolia ed Endemol. Una delle dive più pagate è Antonella Clerici: il contratto in scadenza era di circa 1,5 milioni, cachet che comprendeva anche la conduzione del Festival di Sanremo. Il nuovo accordo, pare, sarà ritoccato al rialzo. Il suo successore all'Ariston dovrebbe essere Carlo Conti, che oggi guadagna 1,3 milioni l'anno. "Un affare", chiosano da viale Mazzini, "vista la mole di serate che dirige". Conti è l'uomo-ovunque: fa "L'eredità" tutti i santi pomeriggi, "I migliori anni" il venerdì sera, da un po' "Voglia di aria fresca", per non contare le serate Rai in cui gioca a fare l'ospite.

La famiglia Angela ha invece un profilo diverso, come diverse sono le buste paga di padre e figlio: insieme costano poco più di un milione di euro, ma 750 mila sono per Piero, solo 300 mila appannaggio di Alberto. Se tutti sanno che Fabio Fazio sfiora i 2 milioni l'anno per il suo "Che tempo che fa", seguito dai 700 mila di Serena Dandini impegnata a difendere le serate (sempre si RaiTre) di "Parla con me", nessuno sa che Pupo ha strappato un contratto da 400 mila euro l'anno, di poco inferiore a quello firmato da Max Giusti: il comico che conduce dal 2008 "Affari tuoi" ed è ora in onda con "Stasera è la tua sera" prende circa mezzo milione.

Massimo Giletti, eroe settimanale dell'Arena di "Domenica In" e giurato in "Ciak...si canta", guadagna invece 350 mila euro l'anno, 50 mila in più dell'ex zarina dell'azienda Alda D'Eusanio, in onda sempre la domenica ma su RaiDue. Molto meno guadagna la show girl che ha sostituito con grandi polemiche la Clerici alla "Prova del cuoco": la giovane Elisa Isoardi da Cuneo, classe 1982, prende per spiegare ricette e ospitate varie 180 mila euro tondi tondi. Non male, visto che il più anziano Osvaldo Bevilacqua, dal 1977 al timone di "Sereno variabile", può contare su 250 mila euro l'anno. Guarda tutti dall'alto in basso l'immenso Pippo Baudo: il mito resiste anche nel cachet, visto che i 900 mila euro l'anno sono riservati davvero a pochi.

(10 giugno 2010)

(10 giugno 2010)

 

 

 

 

 

 

 

L'UNITA'

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2010-06-10

Donne in pensione a 65 anni. Il Cdm dice sì a Bruxellex

L'anticipo al 2012 dell'età pensionabile a 65 anni per le lavoratrici del pubblico impiego, avverrà con un passaggio secco dagli attuali 61 anni a 65. Il Condiglio dei ministri si è adeguato all'ultimatum di Bruxelles che ha chiesto all'Italia di anticipare il percorso di equiparazione dell'età di pensionamento di vecchiaia tra le donne e gli uomini del pubblico impiego. L'adeguamento non dovrebbe prevedere alcuna deroga per le lavoratrici pubbliche in termini di allentamento dei criteri di uscita verso il pensionamento: lo slittamento di un anno delle finestre di uscita per la pensione varrà anche per le lavoratrici che vengono colpite dall'anticipo secco dell' innalzamento a 65 anni. Per loro si era infatti ipotizzata una deroga che valesse solo per il 2012 e solo per le dirette interessate. Lo scatto da 61 a 65 anni di età comporterà, complessivamente, un risparmio per le casse dello stato di 1,45 miliardi tra il 2012 e il 2019. Ma il ministro Sacconi, in conferenza stampa dopo il Cdm, dice: "Non è per fare cassa".

La misura di allungamento dell'età pensionabile comporta infatti minori esborsi per 2 miliardi di euro ma, depurando la cifra dai maggiori costi che il mantenimento al lavoro delle lavoratrici pubbliche comporterà, la cifra si riduce. Nel computo entrano infatti i mancati risparmi derivanti dalla riduzione dell'effetto sul blocco, parziale, del turn over nel pubblico impiego, dal maggiore costo in termini di stipendi rispetto all'assegno pensionistico e dalla rivalutazione delle liquidazioni. La scelta di uno scalone unico avrà effetti meno "drastici" per le lavoratrici spiega il vicepresidente della Commissione lavoro alla Camera, Giuliano Cazzola, evidenziando come questa scelta 'salva' le lavoratrici che maturano nel corso del 2011 i requisiti previsti (61 anni di età e 20 anni di anzianità contributiva) per andare, se lo riterranno, in quiescenza.

I sindacati

Contraria al drastico innalzamento è invece la Cgil: è una "cosa mai avvenuta al mondo che per una categoria ci sia da un giorno all'altro uno scatto di 5 anni" afferma il segretario generale, Guglielmo Epifani. Critica anche la Uil: la "presa di posizione della Commissione Europea ci sembra francamente una forzatura di cui non si capiscono nemmeno i vantaggi reali" afferma il segretario, Luigi Angeletti. La norma sull'età di pensionamento delle dipendenti pubbliche, che verrà inserita molto probabilmente come emendamento alla manovra di correzione dei conti pubblici, inciderà su 32.300 lavoratrici che resteranno bloccate a lavoro tra il 2012 e il 2017. Tra queste ben 18 mila sono dipendenti della scuola, visto che dall'analisi dei dati storici risulta che il 56% delle donne che vanno in pensione di vecchiaia anticipata, appartengono al comparto della scuola.

Solo nella scuola l'introduzione della finestra scorrevolè di 12 mesi, determinerebbe uno slittamento della spesa con conseguenti risparmi di 230 milioni l'anno. Nessun adeguamento è invece previsto per le lavoratrici private. Lo ha assicurato anche oggi il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: "continueremo a mantenere invariata la differenza fra età di pensione degli uomini e delle donne nel privato. L'equiparazione - ha ribadito - sarà solo per le donne che lavorano nel pubblico impiego".

09 giugno 2010

il SOLE 24 ORE

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2010-06-10

Dipendenti pubbliche in pensione a 65 anni dal 2012

di Claudio TucciCronologia articolo10 giugno 2010

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Questo articolo è stato pubblicato il 10 giugno 2010 alle ore 12:18.

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Via libera all'equiparazione dell'età delle pensioni di vecchiaia tra uomini e donne nel pubblico impiego. Dopo una sentenza di condanna nei confronti dell'Italia e vari solleciti arrivati da Bruxelles, il Consiglio dei ministri ha approvato l'accelerazione della crescita dell'età pensionabile delle dipendenti pubbliche, adeguandosi così ai richiami dell'Europa.

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha annunciato che l'innalzamento avverrà con uno "scalone unico" a partire dal 2012, senza "fasi intermedie", ma ha assicurato che l'emendamento che sarà inserito nella manovra terrà conto "del diritto delle donne maturato fino al 31 dicembre 2011".

Al livello finale dei 65 anni si arriverà, quindi, a partire dal 2012 e non più dal 2018, come attualmente previsto. Questo significa, pertanto, che dal prossimo 1° gennaio 2012 le dipendenti pubbliche andranno in pensione a 65 anni, esattamente come i colleghi uomini.

La disposizione sarà introdotta attraverso un emendamento alla manovra e i risparmi di spesa così prodotti, stimati, nella fase transitoria 2012-2019 in 1,4 miliardi, confluiranno, fra l'altro, in un apposito Fondo vincolato per iniziative e "azioni positive a favore della famiglia e delle donne", così come richiesto dal ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna.

Sacconi ha poi stimanto la platea delle interessate al provvedimento in circa 25mila unità da qui al 2019 e ricordato che, attualmente, "l'età di pensionamento media di fatto é di 62,36 anni nel pubblico impiego tra le donne che restano, dunque, oltre i 60 anni". Il ministro ha poi specificato che sarebbe stato impossibile, per raggiungere l'equiparazione tra uomini e donne abbassare l'età degli uomini perché non lo avrebbero consentito "i mercati".

Dal canto suo, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta ha confermato che l'emendamento non servirà a far cassa e che, anzi, tutti i risparmi in arrivo con questo provvedimento saranno collocati per le funzioni sociali: e precisamente, "asili nido, politiche di conciliazione e non autosufficienza".

 

 

 

 

 

 

Arriva il tetto da 311mila euro per i manager pubblici

di Claudio TucciCronologia articolo10 giugno 2010

Questo articolo è stato pubblicato il 10 giugno 2010 alle ore 14:23.

Arriva il tetto agli stipendi dei manager pubblici. Dopo 2 anni e mezzo di attesa il Consiglio dei ministri ha acceso il semaforo verde al regolamento che fissa il compenso lordo annuo dei manager e dirigenti della pubblica amministrazione a 311mila euro, che é la retribuzione del primo presidente della Corte di Cassazione. Il Cdm ha anche dato il via libera al permesso di soggiorno a punti per gli immigrati, nel giorno in cui la Consulta ha bocciato l'aggravante di clandestinità.

Via libera anche a una sforbiciata alle retribuzioni più alte in Rai, come proposto dal ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli. La norma, come nel caso dell'equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne nella Pubblica amministrazione, sarà inserita sotto forma di emendamento alla manovra, attualmente in discussione in Parlamento.

Tornando invece al tetto ai manager pubblici, che attua una norma della Finanziaria Prodi 2008, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha spiegato come le nuove regole non si applichino a Bankitalia e autorità indipendenti e che, nella determinazione dell'asticella retributiva non dovrà essere computato il corrispettivo globale per il rapporto di lavoro o il trattamento pensionistico corrisposti all'interessato.

Le nuove norme dovranno invece essere applicate dalle amministrazioni dello Stato, agenzie, enti pubblici economici e non, enti di ricerca, università. E, pure, (e la disposizione farà certamente discutere) dalle società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica e le loro controllate. La soglia retributiva non potrà essere superata in alcun caso, compresi il contratto d'opera di natura continuativa, di collaborazione coordinata e continuativa e di collaborazione a progetto.

Sono invece escluse dal tetto retributivo, le attività soggette a tariffa professionale anche non continuativa, i contratti d'opera di natura non continuativa, i compensi degli amministratori delle società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica e le loro controllate per i compensi determinati ai sensi dell'articolo 2389, comma 3, del Codice civile (compensi dei componenti dei consigli di amministrazione ai quali sono conferite deleghe).

 

 

 

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